Il lavoro in redazione.

Il lavoro di un editor è leggere.
Anzi, il lavoro di un editor è leggere con attenzione.

È per questo che il posto migliore dove l’editor possa svolgere il suo lavoro è a casa propria, nel suo studio, con accanto una tazza di tè fumante e una bella sigaretta (per chi fuma).
Ma, si dà il caso, che se l’editore ti paga, ti voglia vedere in redazione, visto che pensa che a casa tua tu non faccia altro che cazzeggiare.

Ci sono due tipi di redazioni.

Nel primo tipo, ogni membro della (grande-media) casa editrice ha lo sguardo fisso nel suo computer, vuole disperatamente attirare l’attenzione del direttore editoriale col suo zelo, e le uniche parole che si scambiano sono “buongiorno” e “a domani”.
Questo tipo di redazione è un luogo proficuo per lavorare: è come stare a casa tua, ma senza tè e senza sigaretta (sempre per chi fuma). È però il luogo di lavoro più noioso che possa esistere sulla faccia della terra: su qualunque libro si lavori in quella redazione, aleggerà sempre lo spettro borioso del “Noi stiamo producendo Cultura, e siamo troppo snob per cose popolari come la socializzazione”.

Il secondo tipo di redazione è quell’ambiente caldo e confortevole delle piccole case editrici a gestione familiare. Arrivi la mattina e trovi la segretaria e il direttore editoriale, o il contabile e il grafico (se non sono tutti la stessa persona) e decidete che è presto per lavorare e che è giusto andarsi a prendere un caffè (che sarà, probabilmente, il secondo della giornata, visto avete già bevuto tutta la moka prima di uscire di casa).
Dopo il caffè vi mettete al computer per la revisione. Il che significa che vi verrà in mente di chiedere alla segretaria, o al direttore editoriale, o al contabile, o al grafico, come va l’influenza della piccolina, se ieri ha sentito quello che hanno detto a Ballarò (siamo sempre in una Fucina di Cultura, che cazzo, non guardiamo il Grande Fratello, noi!), se poi si è andata/o a fare quelle analisi che…
Poi arriva il tipografo con le bozze del libro XY . Il tipografo è un tipo simpatico, quindi a tutti fa piacere che si fermi un attimo per un caffè (il terzo della giornata… probabilmente sono le undici del mattino).
E via così, sempre con qualcuno che chiacchiera di qualcosa o che fuma come una ciminiera (il che può dare fastidio, a chi non fuma).
Dopo due chiacchiere con l’editore che ti racconta qualche aneddoto della sua giovinezza (davanti a un caffè… il quarto), si è fatta l’ora di chiudere il tuo portatile e andartene a casa.
Cartelle lette durante un’intera mattinata di lavoro: una, forse una e mezza.
Che probabilmente sarebbe meglio rileggere a casa, date le condizioni in cui le hai lette la prima volta, ma sai già che non lo farai mai.

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Filed under cultura, lavoro, letteratura

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