L’editor ama leggere, ma detesta farlo.

L’editor ha scelto di fare il suo mestiere fondamentalmente perché è un divoratore di libri.

Fin dall’infanzia, mentre i suoi compagnucci si schizzavano l’acqua salmastra negli occhi e facevano la guerra delle palle di sabbia, l’editor (as a young dog) si ritirava sotto l’ombrellone a leggere i “Delfini Bompiani” o i “Gaia Mondadori”.
Da qui il suo colorito malsano e la malnata idea che, se fosse riuscito a leggere per vivere, sarebbe stata una vera figata.

In fondo il ragionamento dell’editor non era sbagliato: leggendo già volontariamente quei 100-108 libri all’anno, perchè non far diventare la sua passione una professione?

Quello che l’editor non sapeva è che, una volta entrato nel rutilante e odoroso di inchiostro mondo dell’editoria, gli sarebbe stata tolta qualsiasi facoltà di scelta sulle sue letture.
(E, tra l’altro, di odore d’inchiostro se ne sente davvero poco.)

È così, dunque. All’editor è stato tolto quello che il Signore volle conferire all’Uomo: il libero arbitrio.

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