Come si dice?

Inaspettatamente, un progetto che avevo seguito con estrema dedizione e che si era arenato nell’aprile del 2010 per screzi tra l’editore e gli autori (che in questo caso è più appropriato chiamare committenti) sta per andare in porto.

(Sia detto per inciso, altrettanto inaspettatamente il vostro affezionatissimo editor ha ricevuto i soldi che gli spettavano e che – inciso nell’inciso, nemmeno a dirlo – sono veramente pochi).

Il mio lavoro, in questo caso, è consistito nell’andare a incontri con studenti del liceo, leggere i loro scritti, ricopiarli su file, selezionarli, dargli forma compiuta, dividerli in capitoli, decidere di assegnare diversi font a seconda del carattere più o meno “razionale” o “sentimentale” del componimento… oltre a tutto ciò che mi competerebbe per qualsiasi altro libro.

La dicitura esatta sulla copertina sarebbe dovuta essere “a cura di Punto Cicero”. Ovviamente compaiono i nomi dei committenti, ma il mio non c’è da nessuna parte.

Merci. È il titolo di un monologo di Daniel Pennac scritto qualche anno fa.

Quello sui ringraziamenti è un capitolo fondamentale in qualsiasi manuale di buone maniere, antico o moderno.

Senza andare letterariamente troppo lontano, fin da piccoli nostra madre ci insegna: «Come si dice?», e noi frugoletti biascichiamo, ben ammaestrati: «’Azzie».

In qualsiasi libro statunitense, sia esso un romanzo o un saggio, l’ultima pagina è dedicata ai ringraziamenti, in cui spicca sempre quello all’editor: “Vorrei ringraziare Tizio Caio per la pazienzaper l’estrema curaper i preziosi suggerimentiper l’attenzione…”.

Qui in Italia, gli autori ringraziano – quando lo fanno – i genitori o la moglie, gli amici che hanno letto le prime bozze, il cane che avevano da adolescenti ma davvero molto di rado ringraziano il loro editor.

Che poi uno non vuole il nome in copertina. Non vuole una citazione nel frontespizio. Non vuole nemmeno i soldi. Ma almeno un “grazie”…

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1 Comment

Filed under lavoro

One response to “Come si dice?

  1. dicksick

    I ringraziamenti dovrebbero essere la parte più sentita di un romanzo che sta per uscire. Personalmente, quando li leggo – è vero, soprattutto nei romanzi statunitensi e inglesi – lo faccio con piacere, immaginandomi quale importante contributo possano aver dato le persone nominate e come siano state importanti per la creazione e la messa in opera di quel “mondo”.

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